In sintesi
- Il vibe coding consente di trasformare un bisogno operativo in un micro-tool, un prototipo o una piccola automazione.
- Negli studi legali è utile per problemi verticali: PEC, scadenze, fascicoli, allegati, trascrizioni, checklist e dashboard interne.
- Il valore nasce dalla qualità con cui lo studio definisce il problema, i dati, i limiti e il risultato atteso.
- Prima di acquistare un nuovo strumento, può valere la pena prototipare una soluzione interna e verificarne l’utilità reale.
Il vibe coding è una modalità di costruzione software in cui si descrive in linguaggio naturale ciò che si vuole ottenere e si lascia che l'AI trasformi quell'intenzione in un prodotto, che sia esso un'app, una concatenazione di lavoro su software, un micro-tool o un prototipo funzionante.
Nel settore legale sta attirando davvero tanta attenzione e suscitando un interesse che, per la storica avversione all’innovazione di questo ambito, non era del tutto prevedibile.
Il motivo è in realtà semplice: le esigenze del singolo professionista sono spesso molto frammentate e ogni studio lavora con documenti e priorità proprie. Ne ho parlato spesso in altri ambiti: la cd. “conoscenza tribale” dilaga negli studi legali e ne parleremo meglio in un’altra occasione. Fatto sta che la traduzione da idea o specifica esigenza del singolo a strumento digitale sta diventando veramente accessibile.
Per questo il vibe coding diventa interessante: consente di creare il tool specifico per quella specifica esigenza, senza passare per forza da prodotti generici pensati per molti ma perfetti per pochi, superando il concetto di “one size fits all” che, anche nel mondo software, ha dominato negli ultimi trent’anni.
Perché nel giuridico funziona così bene
Il mondo degli studi legali non è un blocco unitario con ogni singolo studio uguale all'altro. Tutt’altro! È una costellazione di micro-bisogni, specializzazioni e sensibilità operative. Un tool utile per il contenzioso civile può essere inutile per chi lavora in ambiti opposti.
Il vibe coding cambia proprio questo punto: non costringe più a cercare soltanto un prodotto standard, ma consente di progettare strumenti più aderenti al problema reale.
In questo senso il legale è un terreno ideale: il bisogno è spesso chiaro, ma è altamente verticale. Quello che serve non è l’ennesimo software in aggiunta, ma il micro-tool giusto per una pratica, un flusso, una scadenza o un documento specifico.
Un segnale che arriva anche su scala più ampia
Se si pensa che questa dinamica non possa reggere anche su scala ampia, basta guardare l'attenzione che sta ricevendo Will Chen e il suo progetto Mike OSS, con il relativo archivio su GitHub.
IIl mercato sta iniziando a prendere sul serio l'idea che il valore non stia soltanto nel marchio del vendor, en nella sua capacità di fare marketing, ma che si possa invece rinvenire nella capacità di risolvere bene un problema concreto, in modo trasparente, controllabile e riusabile. E l’open source in questo si innesta perfettamente.
Si è ormai ben oltre un vecchio collo di bottiglia: il limite non è più tecnico. Il limite attuale è la qualità con cui si riesce a definire il problema, descriverlo e tradurlo in una richiesta chiara.
Serve capire il problema a monte, non solo saper fare un prompt
Serve capire il problema, saperlo descrivere bene, e qui gli avvocati dovrebbero essere avvantaggiati dall'arte della scrittura persuasiva e dell'oratoria. Per “scriverlo bene”, peraltro, non intendo “fare prompting” che ormai è attività desueta (fa molto “2023”), in quanto la descrizione in linguaggio naturale raggiunge lo scopo molto meglio di un articolato e complesso prompt.
La necessità di capire esattamente il nostro problema ci pone a confronto anche con una serie di riflessioni, sulle attività quotidiane, su quella quota, ormai sempre più rilevante, di nostre attività che non è direttamente attività giuridica, da un lato, e su quelle attività professionali specifiche che, poiché le sappiamo fare molto bene o poiché le abbiamo fatte centinaia di volte, ci vengono quasi istintive. Crearsi il proprio tool in “quell’ambito” che conosciamo perfettamente, può risultare in più lavoro “ora”, ma un flusso più veloce dopo.
Siamo più vicini alla progettazione del bisogno e meno dipendente da cicli lunghi, costosi e rigidi.
In pratica, peraltro, permette di provare molto di più, molto prima, anche arrivando a duecento versioni diverse fino a trovare quella giusta, ad un costo di progettazione e programmazione che definire irrisorio è riduttivo (rispetto al rivolgersi ad una persona esperta).
Funzionerà tutto e subito? Sicuramente no. Ma poter provare, pensare, riprovare, aggiungere una feature, rimuovere un bottone, diventa non solo appassionante, ma perfettamente aderente alle nostre necessità. Se a me piace ad esempio il software tutto pieno di emoji (NDA: lo detesto), potrò chiedere che sia pieno di emoji anziché di scritte.
Nel mio piccolo ne ho creati di ogni genere: un'interfaccia che analizza le PEC (in locale), un'applicazione per gestire meglio il calendario (esportare e reimportare eventi, classificarli), un'applicazione per trascrivere lunghi audio, e altri strumenti ancora.
Cosa può costruire un avvocato in vibe coding
Costruire un'app per avvocati, anche per uso personale, richiede di partire da problemi molto concreti: scadenze, fascicoli, documenti, clienti, classificazione dei materiali e presentazione delle informazioni. Attività ripetitive “verticali” si prestano perfettamente a questa attività, e ciascuno di noi può trovare “quello specifico caso d’uso”.
Bisogna quindi armarsi di fantasia, esplicitando la chiarezza del problema e la capacità di mettere a terra una soluzione che funzioni davvero per chi la usa.
Esempi da provare
- Un lettore intelligente di PEC che classifica automaticamente le email per urgenza.
- Un calendario legale con scadenze, udienze e promemoria personalizzati.
- Un trascrittore di audio lunghi con esportazione in testo pulito.
- Un tool che traduce i documenti legali in linguaggio fruibile dal cliente.
- Un generatore di bozze di lettere, diffide e comunicazioni standard.
- Un comparatore di clausole contrattuali tra due versioni diverse.
- Un check-up automatico di un fascicolo per trovare documenti mancanti.
- Un assistente per la preparazione di meeting cliente con agenda e punti chiave.
- Un parser di fatture e note spese per studio legale.
- Un tool che trasforma una chat o una mail in task esecutive.
- Un generatore di cronologie di causa da documenti caricati.
- Un classificatore di allegati per tema, parte e rilevanza.
- Un mini CRM per prospect e clienti dello studio.
- Un dashboard per monitorare i documenti in attesa di firma.
- Un generatore di checklist per onboarding cliente.
- Un sistema di alert per termini, prescrizioni e rinnovi.
- Un assistente per preparare quesiti, memo e note interne.
- Un archivio intelligente per ricerche e precedenti rilevanti.
- Un tool per estrarre dati chiave da contratti e atti.
- Un portale cliente per aggiornamenti, upload documenti e stato pratica.
Link utili
- Will Chen su LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/willc67/
- Mike OSS: https://mikeoss.com/
- Repository GitHub di Mike OSS: https://github.com/willchen96/mike
- Intervista su Artificial Lawyer: https://www.artificiallawyer.com/2026/05/04/mike-the-open-source-legal-ai-platform-will-chen-interview/
Il vibe coding non sta solo abbassando la soglia di accesso alla programmazione. Sta spostando il centro di gravità dell'innovazione verso chi conosce davvero il problema.
E ciò accade in un momento in cui “da ogni dove” gli avvocati italiani vengono “bombardati” da offerte e proposte di software e tool di ogni genere, spesso da chi non ha mai avuto la minima esperienza, ma vuole solo riservarsi quote di mercato.
Prima di acquistare il prossimo tool, dunque, prova a creare il tuo.
E questo sarà possibile anche con due eventi imminenti che IAperAvvocati sta organizzando: un hackathon legale ed un corso per l’uso di agenti ai nello studio legale, con focus sul vibe coding legale.
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